Archivio di dicembre 2009
Calendario del Sei Nazioni
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- 14:30 Irlanda v Italia (Croke Park)
- 17:00 Inghilterra v Galles (Twickenham)
Sab 6 Feb
- 15:00 Scozia v Francia (Murrayfield)
Dom 7 Feb
- 14:00 Galles v Scozia (Millennium Stadium)
- 17:30 Francia v Irlanda (Stade de France)
Sab 13 Feb
- 15:30 Italia v Inghilterra (Stadio Flaminio)
Dom 14 Feb
- 20:00 Galles v Francia (Millennium Stadium)
Ven 26 Feb
- 14:30 Italia v Scozia (Stadio Flaminio)
- 16:00 Inghilterra v Irlanda (Twickenham)
Sab 27 Feb
- 14:30 Irlanda v Galles (Croke Park)
- 17:00 Scozia v Inghilterra (Murrayfield)
Sab 13 Mar
- 15:30 Francia v Italia (Stade de France)
Dom 14 Mar
- 14:30 Galles v Italia (Millennium Stadium)
- 17:00 Irlanda v Scozia (Croke Park)
- 20:45 Francia v Inghilterra (Stade de France)
Sab 20 Mar
E la tv fa il pieno di pubblicità
da L’Unità online
Fra le tante anomalie del sistema Italia ce n’è una la cui importanza è inversamente proporzionale all’interesse, purtroppo scarso, che suscita nell’opinione pubblica. Stiamo parlando delle risorse che arrivano ai media attraverso la raccolta pubblicitaria.
[singlepic id=76 w=320 h=240 float=left]Eppure, per capire l’importanza del problema basta riflettere un attimo sulla natura delle aziende editoriali, che a differenza di altre non possono trarre sostentamento unicamente dalla vendita del loro prodotto, sia esso un giornale cartaceo, una trasmissione televisiva o un sito di news su Internet, ma devono ottenere un flusso di profitti significativo anche dalla vendita degli spazi pubblicitari.
In questo contesto le anomalie italiane sono molteplici, a partire dall’abnorme distribuzione delle risorse. A fare sempre più la parte del leone è la televisione a scapito della carta stampata in un rapporto di forze ormai ben lungi dal “fifty-fifty” che viene considerato indicatore di un mercato sano. Gli ultimi dati, relativi ai primi nove mesi dell’anno, vedono la raccolta pubblicitaria delle televisioni prendersi il 51% del totale delle risorse, mentre i giornali e le riviste raccolgono ormai il 28%, con il resto spalamato soprattutto fra Internet (7%) e radio (5%).
Una sproporzione che è peggiorata, e non di poco, già nel paragone con lo stesso periodo del 2008, quando alla tv spettava il 49,5% del totale ed alla carta stampata il 31%. E a destare ulteriore preoccupazione c’è il contesto di forte contrazione dell’intero mercato in cui avviene questo spostamento della raccolta pubblicitaria. Si è infatti passati dai 7,130 miliardi di euro dei primi nove mesi 2008 agli attuali 5,990 miliardi con una perdita percentuali del 16%, che però diventa il 13,2% relativamente alla sola televisione e ben il 23,6% con l’occhio a giornali e riviste. Insomma, un mercato che sta perdendo ogni forma di equilibrio e nel quale nemmeno il più sprovveduto osservatore può pensare che il premier, proprietario di uno dei due principali operatori televisivi e riferimento politico del servizio pubblico, non rappresenti una cospicua turbativa di fatto.
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Ma restringendo l’analisi al rapporto fra pubblicità e carta stampata, emergono altre peculiarità italiane. Anche in questo caso le risorse finiscono col convergere su pochi grandi soggetti, a partire dal gruppo l’Espresso e Rcs. E qui l’anomalia principale è rappresentata dall’identikit delle principali proprietà. L’editore puro, ovvero l’imprenditore che trae l’interezza o la maggior parte dei suoi profitti dall’attività editoriale, è infatti una mosca bianca, mentre i maggiori giornali sono posseduti da grandi gruppi industriali e bancari con differenti rami d’attività. Come questo altera la normale dinamica della raccolta pubblicitaria è facile capirlo, considerato il forte potere “attrattivo” delle risorse da parte di questi soggetti. Nella morsa finiscono così le aziende editoriali medio-piccole, per le quali gli eventuali contributi all’attività da parte dello Stato non possono comunque “compensare” il limitato, a volte ristrettissimo accesso al mercato pubblicitario.