Vociferàre, esternàre

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vociferàre

[vc. dotta, lat. vociferāri, comp. di vōx, genit. vōcis ‘voce’ e un deriv. di -fer ‘-fero’ ☼ 1282]

A v. intr. (io vocìfero; aus. avere)

· (raro) Parlare a voce alta e a lungo: una donna giovane …, danzando e vociferando, faceva segno di grandissima allegrezza (LEOPARDI).

B v. tr.

· Spargere voce, propalare una notizia, insinuare (usato spec. nella forma impers.): si vocifera che tornerà presto; si vociferava da tempo di sue dimissioni; si cominciava a v. della persona di Cesare (GUICCIARDINI).

SFUMATURE -> palesare.

esternàre

[vc. dotta, lat. ex(s)ternāre, che, anche se non si consideri deriv. da extĕrnus ‘esterno’, ha subìto l'influenza di questo ☼ 1780]

A v. tr. (io estèrno)

1 Manifestare qlco. che si ha nell’animo: e. un sospetto; e. il proprio affetto per qlcu.; una certa vergogna di me stesso che non esternava (ALFIERI). SIN. Esprimere, palesare.

2 (assol.) Avvalersi del potere di esternazione | (est.) Fare dichiarazioni pubbliche, spec. in modo non controllato o non misurato: un politico che esterna spesso.

B esternàrsi v. intr. pron.

· Diventare palese, apparire all’esterno: il timore impediva ai suoi sentimenti di esternarsi.

C esternàrsi v. rifl.

· Aprire il proprio animo: esternarsi con qlcu.

SFUMATURE -> palesare.

Le parole sono tratte da: lo Zingarelli 2010, Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli, Zanichelli editore


City

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Zapatero vieta gli spot della chirurgia plastica

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di GIAN ANTONIO ORIGHI da La Stampa online.

Una nuova legge nel Paese con più interventi estetici in Europa

Revolución negli spot tv della Spagna, il Paese più «rifatto» d’Europa, dove spopola Corporación Dermoestética, la multinazionale della bellezza presieduta e posseduta al 52% da José María Suescun Verdugo, l’uomo che ama definirsi «il maggior consumatore di protesi mammarie d’Europa».

La nuova legge sull’audiovideo, promossa dal governo del premier socialista Zapatero e approvata ieri dalla Camera, sancisce nella fascia di «protezione» per i minori (dalle 6 alle 22) il divieto di pubblicità che suscitino il «rifiuto della propria immagine e incitino all’emarginazione sociale a causa di una condizione fisica oppure all’esaltazione di fattori di peso o estetici». La legge colpisce dunque al cuore l’industria spagnola del «restyling», che tocca le 400 mila operazioni l’anno. E l’impero di Verdugo, che nel 2008 ha bombardato le spagnole con 14 mila spot, equivalenti a 73 giorni di pubblicità, in cui offriva lifting, liposuzioni, operazioni ai glutei, mammoplastiche.

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FIAT: DA FRANCOIS RICETTA TORINO PER MARKETING CHRYSLER

(ANSA) – NEW YORK

Chrysler imbocca una nuova strada di marketing applicando, sotto la guida di Olivier Francois, le strategie già testate a Torino. Numero uno di Lancia in Europa e ora del marchio Chrysler e del marketing del gruppo, Francois – riporta il Detroit News – ha introdotto già nei primi giorni di lavoro in casa Chrysler molte novità, che “fanno discutere” quali le pubblicità che hanno destato preoccupazione fra i concessionari, che non le ritengono abbastanza focalizzate sui veicoli. Una pubblicità Chrysler in particolare è stata criticata in quanto è un rifacimento di uno spot Lancia. “I cambiamenti” fra i quali il fatto di interrompere rapporti pubblicitari di lunga data “hanno sollevato lo scetticismo di molti”. Ma Francois – osserva il Detroit News – una risposta alle critiche ce l’ha: duplicare quanto fatto per Fiat, ma con un budget minore che richiede dove possibile un’unione delle risorse. In un’intervista al quotidiano di Detroit Francois spiega di aver bisogno di capire meglio la cultura e l’umore degli americani per definire il messaggio Chrysler ai consumatori e così chiarire i fraintendimenti sulla sua strategia. Francois sta riproponendo in casa Chrysler quanto fatto in Fiat in termini di pubblicità: quattro marchi per quattro agenzie. “L’idea è semplice: servono più agenzie per più marchi. Non può essere fatto tutto con una sola”. Le prime pubblicità della nuova Chrysler hanno incassato critiche, soprattutto dai concessionari. Fred Frederick, titolare di concessionari Chrysler a Laurel e Easton, ritiene che non siano focalizzate sui prodotti e sui prezzi. Una critica – prosegue il Detroit News – che Francois accoglie con sorpresa spiegando che gli spot sono solo un primo passo. “Il mio nome é Ram non è una pubblicità di prodotto: è la pubblicità di un nuovo marchio che è nato. E’ un messaggio che non prevede la vendita di niente”. “Tutte le pubblicità che arriveranno sono totalmente orientate al prodotto” aggiunge riferendosi agli spot che esordiranno nei prossimi mesi. Francois respinge le critiche anche per lo spot criticato perché creato per Lancia e riproposto per Chrysler, e che ha come cornice quella della consegna del premio nobel per la pace a Aung San Suu Kyi. “E’ una buona causa e a costo zero” osserva difendendo anche i futuri spot Chrysler.

Il pane perso nell’età dello spreco

di Claudio Magris da Corriere della Sera online.

Nel 1923, nella Germania sconvolta dall’inflazione, una libbra di pane costava 220.000.000 di marchi. Calcolato nelle cifre di quell’anno tedesco, lo spreco giornaliero milanese di pane ammonterebbe a settemilanovecentoventi miliardi di marchi. Naturalmente si tratta di un conto insensato, data l’assoluta incomparabilità del valore del denaro nella Germania di allora e nell’Italia di oggi.

Ma il paragone abnorme mette ancor più in risalto la vertigine che prende il lettore quando le notizie riguardanti cose concrete o anche spicciole dell’esistenza quotidiana— come il pane — si traducono in numeri che si stentano ad immaginare, a porre in relazione alla realtà.

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