Inflazione più bassa da 50 anni, nel 2009 frena a +0,8%

Da La Repubblica online

Nel 2009 l’inflazione è stata la più bassa registrata negli ultimi cinquant’anni. E’ quanto emerge dalle stime preliminari dell’Istat, secondo cui nell’anno appena concluso l’indice dei prezzi al consumo ha subito una variazione del +0,8 per cento. Si tratta di un record imbattuto dal 1959, quando l’inflazione fu pari a -0.4%. Secondo il ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola, i dati mostrano che “il potere d’acquisto dei cittadini non è stato penalizzato dalla crisi”.

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L’internet del 2010

di GIUSEPPE GRANIERI da Apogeo Online

La rete è ormai entrata nelle nostre vite, ma non siamo ancora in grado di governarne al meglio la dimensione sociale. E mentre si fanno le prove tecniche di Web 3.0, quest’anno toccherà all’industria culturare affrontare il cambiamento di paradigma

L’anno scorso, in questo tradizionale articolo sospeso tra punto della situazione e piccola previsione, ragionavamo sulle prime evidenze di «scomparsa di internet dentro la realtà». Erano i mesi del boom di Facebook, che stava facilitando l’accesso al web sociale a una larga parte di popolazione che era rimasta, fino ad allora, fuori o ai margini della società digitale.
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Calendario del Sei Nazioni

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    Sab 6 Feb

  • 14:30 Irlanda v  Italia (Croke Park)
  • 17:00 Inghilterra v  Galles (Twickenham)

    Dom 7 Feb

  • 15:00 Scozia v  Francia (Murrayfield)

    Sab 13 Feb

  • 14:00 Galles v  Scozia (Millennium Stadium)
  • 17:30 Francia v  Irlanda (Stade de France)

    Dom 14 Feb

  • 15:30 Italia v  Inghilterra (Stadio Flaminio)

    Ven 26 Feb

  • 20:00 Galles v  Francia (Millennium Stadium)

    Sab 27 Feb

  • 14:30 Italia v  Scozia (Stadio Flaminio)
  • 16:00 Inghilterra v  Irlanda (Twickenham)

    Sab 13 Mar

  • 14:30 Irlanda v  Galles (Croke Park)
  • 17:00 Scozia v  Inghilterra (Murrayfield)

    Dom 14 Mar

  • 15:30 Francia v  Italia (Stade de France)

    Sab 20 Mar

  • 14:30 Galles v  Italia (Millennium Stadium)
  • 17:00 Irlanda v  Scozia (Croke Park)
  • 20:45 Francia v  Inghilterra (Stade de France)

E la tv fa il pieno di pubblicità

da L’Unità online

di Marco Ventimiglia

Fra le tante anomalie del sistema Italia ce n’è una la cui importanza è inversamente proporzionale all’interesse, purtroppo scarso, che suscita nell’opinione pubblica. Stiamo parlando delle risorse che arrivano ai media attraverso la raccolta pubblicitaria.

[singlepic id=76 w=320 h=240 float=left]Eppure, per capire l’importanza del problema basta riflettere un attimo sulla natura delle aziende editoriali, che a differenza di altre non possono trarre sostentamento unicamente dalla vendita del loro prodotto, sia esso un giornale cartaceo, una trasmissione televisiva o un sito di news su Internet, ma devono ottenere un flusso di profitti significativo anche dalla vendita degli spazi pubblicitari.

In questo contesto le anomalie italiane sono molteplici, a partire dall’abnorme distribuzione delle risorse. A fare sempre più la parte del leone è la televisione a scapito della carta stampata in un rapporto di forze ormai ben lungi dal “fifty-fifty” che viene considerato indicatore di un mercato sano. Gli ultimi dati, relativi ai primi nove mesi dell’anno, vedono la raccolta pubblicitaria delle televisioni prendersi il 51% del totale delle risorse, mentre i giornali e le riviste raccolgono ormai il 28%, con il resto spalamato soprattutto fra Internet (7%) e radio (5%).

Una sproporzione che è peggiorata, e non di poco, già nel paragone con lo stesso periodo del 2008, quando alla tv spettava il 49,5% del totale ed alla carta stampata il 31%. E a destare ulteriore preoccupazione c’è il contesto di forte contrazione dell’intero mercato in cui avviene questo spostamento della raccolta pubblicitaria. Si è infatti passati dai 7,130 miliardi di euro dei primi nove mesi 2008 agli attuali 5,990 miliardi con una perdita percentuali del 16%, che però diventa il 13,2% relativamente alla sola televisione e ben il 23,6% con l’occhio a giornali e riviste. Insomma, un mercato che sta perdendo ogni forma di equilibrio e nel quale nemmeno il più sprovveduto osservatore può pensare che il premier, proprietario di uno dei due principali operatori televisivi e riferimento politico del servizio pubblico, non rappresenti una cospicua turbativa di fatto.

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Ma restringendo l’analisi al rapporto fra pubblicità e carta stampata, emergono altre peculiarità italiane. Anche in questo caso le risorse finiscono col convergere su pochi grandi soggetti, a partire dal gruppo l’Espresso e Rcs. E qui l’anomalia principale è rappresentata dall’identikit delle principali proprietà. L’editore puro, ovvero l’imprenditore che trae l’interezza o la maggior parte dei suoi profitti dall’attività editoriale, è infatti una mosca bianca, mentre i maggiori giornali sono posseduti da grandi gruppi industriali e bancari con differenti rami d’attività. Come questo altera la normale dinamica della raccolta pubblicitaria è facile capirlo, considerato il forte potere “attrattivo” delle risorse da parte di questi soggetti. Nella morsa finiscono così le aziende editoriali medio-piccole, per le quali gli eventuali contributi all’attività da parte dello Stato non possono comunque “compensare” il limitato, a volte ristrettissimo accesso al mercato pubblicitario.

Internet: le notizie col bollino blu

da ilGiornale.it

Le notizie devono essere veloci, facili da trovare, ma soprattutto “affidabili e verificate” sono quello che chiedono i naviganti in Internet, che sempre più si rivolgono alla rete per leggere le news, ma che nel 63% dei casi le ritengono inaffidabili o dubbie

Milano – Le notizie devono essere veloci, facili da trovare, ma soprattutto “affidabili e verificate” sono quello che chiedono i naviganti in Internet, che sempre più si rivolgono alla rete per leggere le news, ma che nel 63% dei casi le ritengono inaffidabili o dubbie.

Un marchio di garanzia E allora l’idea di avere una sorta di bollino blu, un marchio di garanzia, nelle notizie fatte dai giornalisti iscritti all’Ordine non dispiace a più di un terzo di loro, cioè a circa 6 milioni di web-surfer. È stato internet al centro del convegno organizzato all’università cattolica dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia sul ’Futuro del giornalismò e non poteva che essere così. Il presidente Fieg, Carlo Malinconico, ha ricordato che la crisi del settore è grave e che la pubblicità sta andando malissimo, tranne che su Internet dove cresce. Anche questo spiega l’esposto che la federazione degli editori ha presentato contro Google news all’autorità della Concorrenza. La tesi degli editori è che il motore di ricerca guadagna sulla pubblicità che vedono gli utenti ma non riconosce nulla a chi ha messo in rete gli articoli che vengono cercati attraverso il motore, anzi. Il fatto che ci siano link diretti agli articoli e non alla home page, secondo il presidente degli editori, fa saltare la pubblicità sul giornale.

Critiche agli aggregatori di notizie “Non trovo corretto che chi crea un contenuto non si veda arrivare neanche una briciola – ha detto Malinconico -, è scorretto anche eticamente. Dobbiamo dire laicamente se ci devono essere regole. E oggi le regole le fa chi gestisce e che guarda caso gestisce anche la pubblicità”. Google, presente, non ha replicato. La responsabile comunicazione di Google Italia, Simona Panseri, ha invece proposto un cambio di logica perchè quello che si deve offrire in rete non è il giornale intero, ma la valorizzazione delle singole notizie (“a cui si arriva – ha sottolineato – magari attraverso un motore di ricerca”), impaginando il sito in modo da fornire collegamenti con tutte le altre notizie che hanno attinenza, sul modello di quanto fa youtube che offre altri video da vedere. Certo è che ora come ora internet appare irrinunciabile per chi si occupa di informazione, come ha ammesso il direttore della Stampa Mario Calabresi, secondo cui ai giornali ’tradizionalì resta soprattutto il compito dell’ approfondimento.

Sempre più lettori on line Un’indagine di Astra Ricerche, presentata oggi al convegno, sottolinea che l’82,4% di chi naviga in rete guarda ogni giorno le notizie online, mentre solo il 21,9% legge un quotidiano con la stessa frequenza. La percentuale è di quelle che fanno pensare, anche alla luce di un’altra risposta data dagli 805 intervistati online a fine luglio da Astra Ricerche: il 35% dei naviganti ha ridotto il ricorso ad altri mezzi di informazione, come giornali o tv, da quando c’è il web. Di queste circa 5,9 milioni di persone, 4,9 hanno rinunciato ai quotidiano. Ironicamente però oltre la metà, il 53,9%, dei web-surfer per avere notizie si rivolge alle edizioni online proprio dei quotidiani (battute solo da portali generalisti o siti raggiunti attraverso motori di ricerca che si attestano intorno al 57%). Una piccola percentuale poi già ora paga per avere notizie: abbonamenti online, servizi di informazione via sms o singoli articoli, approfondimenti o la consultazione degli archivi. In ogni caso l’uso di Internet per le notizie è in aumento. Il 65% degli intervistati ha ammesso di servirsene più quest’anno dell’anno scorso. Quello che chiedono questi lettori è per lo più di avere notizie affidabili (60,1%) e verificate (59,5%). E circa sei milioni vedono di buon grado l’idea di un bollino blu, una sorta di marchio di origine controllata. Anche perchè per il 63% le web news sono inaffidabili o dubbie.