Qui devo fare un inciso personale. Ho sempre votato per la sinistra
o per una delle tante sinistre. Ne ho scritto molto: qualche libro
e migliaia di articoli. Posso dire di conoscere bene i miei polli.
Come accade in tutte le parrocchie di partito, anche a sinistra ci
sono politici da stimare. Ma è l'insieme a essere terrificante. Per
anni e anni, la sinistra e il centro-sinistra ci hanno spiegato di
essere il mago Zurlì. Nessuno meglio di loro sapeva amministrare i
comuni, le province, le regioni, lo Stato. Nessuno poteva emulare
le qualità che sfoggiavano: saggezza, efficienza, onestà e
trasparenza. Ce lo ripetevano i dirigenti, i propagandisti e i
giornali della congrega. Con una sicumera arrogante che non dovevi
mai contraddire.
Poi, di crisi in crisi, nella Chiesa Rossa è comparsa qualche
crepa. I custodi del tempio si sono divisi. E hanno cominciato a
combattersi, pur restando insieme negli stessi governi, nelle
regioni, nelle grandi città. I loro errori si sono moltiplicati. La
lentezza esasperante nel decidere. L'eterno rinvio di problemi da
risolvere subito. La faziosità imposta come razionalità. La
superbia di ritenersi il meglio del meglio nel guidare il paese. Ma
l'arroganza e la sicumera sono rimaste intatte.
Adesso tutto sta crollando nella Chiesa Rossa. Napoli è soltanto un
avviso di quello che accadrà in Italia, se le sinistre non
cambieranno pelle. Dava i brividi la faccia di Antonio Bassolino al
'Porta a porta' di lunedì 7 gennaio. Una maschera di pietra,
stravolta, segnata dalla sconfitta. Anche il capo dei verdi, il
ministro Alfonso Pecoraro Scanio, era tramortito, sotto il cerone
di una vanità sprezzante. Due imputati davanti a una corte di
giustizia. Poi la voce querula della Jervolino che strillava di
aver avvertito il governo Prodi del terremoto in arrivo, senza
ricevere risposta. E infine Enrico Letta che, da Palazzo Chigi, si
diffondeva in impegni, subito smentiti da Bassolino, con cupezza
sfiancata.
Sono gli stessi dirigenti della sinistra campana a metterci sotto
gli occhi il loro fallimento. Vincenzo De Luca, il sindaco ulivista
di Salerno ("una città pulita come la Svezia"), spiega che i Ds
della regione, puntando su Bassolino, "hanno svenduto il futuro di
due generazioni per le logiche di corrente". E sempre Bassolino ha
finalmente sputato la verità sull'impotenza delle sinistre a
fronteggiare la rabbia popolare da loro eccitata, difesa,
esaltata.
Che sfilate e che cortei! Comitati civici, ultras
dell'ambientalismo, sindaci schiavi dei loro elettori, vescovi che
predicano contro i rifiuti, preti che dicono messa per chi presidia
le discariche, disoccupati organizzati, capetti del centro-sinistra
e del centro-destra uniti nella lotta. Mentre un tecnico di valore
come Guido Bertolaso veniva cacciato, i soliti noti restavano al
potere in Campania. E Pecoraro Scanio trovava il fegato per far
eleggere senatore il fratello Marco.
In questo caos di ecoballe rosse, anche la camorra diventa un alibi
per l'impotenza della politica, un male ben più pernicioso della
delinquenza. In proposito ho un vecchio ricordo professionale. Fra
il 1970 e il 1971, quando lavoravo per la 'Stampa' di Alberto
Ronchey, rimasi sei mesi a Reggio Calabria per raccontare la
rivolta della città che chiedeva di diventare la capitale della
regione, al posto di Catanzaro. Anche allora si disse che la regia
di quella lunga guerriglia era della 'ndrangheta. Ma non era vero.
Tutto dipendeva dalla tracotanza di qualche boss politico e
dall'inerzia del governo centrale che avevano aizzato migliaia di
reggini.
A quel tempo, il governo era guidato dal democristiano Emilio
Colombo. Oggi in prima linea c'è il governo di Romano Prodi. Il suo
centro-sinistra già non sta bene di salute. Il Professore può
cadere sepolto dai rifiuti di Napoli? Il centro-destra lo spera.
Sbagliando, perché non ci guadagnerà niente. Tranne che il vuoto
politico. Se andrà così, meglio emigrare in Svizzera. Nella Lugano
bella saranno un po' razzisti, ma pazienza. E dell'uomo forte non
hanno alcun bisogno. Perché forti lo sono tutti, quando è il
momento di esserlo.
da
espressonline.it
Tag: napoli, spazzatura, economia