marketing

Facebook inciampa sulla privacy

di Renata Fontanelli

L’accusa è infamante, e per le abitudini americane foriera di infiniti guai giudiziari: il dito è puntato contro Facebook, il celeberrimo sito di ‘social networking’, reo di aver violato la privacy di un buon numero di sottoscrittori. Secondo l’accusa, il sito avrebbe venduto ad alcune aziende i dati personali sulle abitudini di un bel po’ di soci, che per la stessa natura del sito, sono portati ad esprimere apertamente le loro inclinazioni, i loro gusti, i loro consumi abituali. Ora, è arrivato il mea culpa ufficiale di Mark Zuckerberg, creatore di Facebook. Ma basterà? In molti credono di no, e l’enfant prodige californiano avrà bisgno di ulteriori mosse per uscire dalle secche in cui si è cacciato.

facebook
L’antefatto è noto: a fine ottobre il fondatore di Facebook aveva presentato la sua idea di introdurre tra i suoi utenti la Facebook Social Ads. «Sarà un nuovo modo di far pubblicità online», aveva dichiarato. «Nell’ultimo secolo i media hanno fatto propaganda verso la gente, ma da questo momento i marketers, le aziende, entreranno a far parte della conversazione». In realtà sono passati solo pochi mesi, ed il sistema ideato da Facebook è stato attaccato dalle associazioni dei consumatori che in nome della violazione della privacy hanno minacciato di denunciare la società. E, cosa ancor più grave, i grossi nomi della pubblicità, CocaCola ad esempio, hanno ritirato i contratti, terrorizzati dall’idea di essere trascinati in tribunale dagli stessi utenti. Il sistema Beacon, che era stato salutato come una delle tante genialità di Zuckerberg, è stato messo alla gogna. Si tratta di un software che traccia tutti i movimenti in Internet degli utenti di Facebook, i siti che frequentano, gli acquisti che fanno online. Funziona automaticamente a meno che non venga disattivato. Per Facebook rappresentava una svolta nel settore della raccolta di pubblicità (unica fonte di guadagno nel web 2.0) perché grazie alle informazioni raccolte con il Beacon sarebbe stato possibile targettizzare le campagne a seconda di usi e costumi degli utenti. Sono stati però gli utenti, poco dopo essersene accorti, a protestare. Da qui le scuse e l’ammissione di responsabilità del giovane fondatore che tra l’altro al momento della presentazione di Beacon aveva ricevuto una sottoscrizione di 240 milioni di dollari dalla Microsoft e 90 da Li Kashing, proprietario dalla Hutchinson Wampoa.

Nell’era del web 2.0, ovvero del "tutto gratis", l’unico modo per far funzionare un’idea è supportarla con forti raccolte pubblicitarie. Le campagne devono però essere sempre più mirate, o targettizzate, e da qui la necessita di raccogliere più dati possibili sull’utenza finale. A tutela dei consumatori entra però in gioco una fortissima legge sulla privacy, la stessa che gli utenti di Facebook hanno invocato facendo crollare il favoloso budget che si era creato dal momento dell’annuncio del ingresso del nuovo software Beacon.

da Repubblica.it

Tassisti-testimonial: è lo spot-passaparola

Sono famosi per la loro capacità di intrattenere i clienti chiacchierando con loro di qualsiasi tema: ora i tassisti londinesi potranno far fruttare questa loro dote qualche sterlina in più di una semplice mancia, trasformando le loro conversazioni in messaggi pubblicitari. Pioniere di questo nuovo modo di fare pubblicità è Adrian Torlini, tassista da nove anni, che si è già guadagnato un viaggio a Bangkok e uno a Melbourne per poi parlare bene delle due località con tutti i suoi clienti.
taxi

VIAGGI PAGATI - «Non ci sono soltanto spettacoli erotici. C'è il mercato galleggiante, il tempio delle tigri, i templi sono una cosa meravigliosa. Il cibo è fantastico», racconta al Times Torlini, alla guida del suo taxi il cui esterno è stato tappezzato di immagini della Thailandia. A «motivarlo» a parlare così bene del Paese è stata l'autorità per il turismo thailandese, che gli ha pagato un viaggio di cinque giorni a Bangkok. «In un certo senso è un pagamento, sì - ammette Torlini - ma non l'ho mai considerato un lavoro. Nessuno mi ha detto che poi ne avrei dovuto parlare. È solo che anche loro sanno benissimo che se mandano qualcuno da qualche parte e questa persona si diverte, ne parlerà di sicuro bene e se questa persona è un tassista, ne parlerà con moltissime persone». È proprio tramite questo passaparola che Torlini è certo di aver trasformato l'immagine della Thailandia agli occhi di molte persone, nello stesso modo in cui prima ha convinto altra gente a visitare Melbourne, dopo che l'ente del turismo della città ha pagato un viaggio di 10 giorni per lui e la moglie. «Molte persone non hanno idea di com'è. C'è la Great Ocean Road (una lunghissima strada che costeggia l'oceano, ndr), parchi bellissimi ed è molto cosmopolita. La gente è veramente amichevole», ha detto della città australiana.

PUBBLICITA' WOMAD - A trasformare Torlini in un ente per la promozione turistica su quattro ruote è stata la ditta Taxi Promotions, che si occupa di vendere spot da piazzare sui taxi e che ha battezzato questo singolare nuovo modo di fare pubblicità Womad, ovvero Word of Mouth Advertising, ovvero «pubblicità passaparola». Asher Moses, direttore della società, è convinto che questa nuova pratica potrà essere adottata per promuovere diversi prodotti. «Le vacanze saranno sempre uno dei temi preferiti. Ora vogliamo ampliare con le linee aeree», ha detto. Jim Stengel, responsabile del marketing di Procter & Gamble ha detto al Times che nuovi e originali metodi come questo sono la prova di come oggi diverse aziende e organizzazioni siano pronte a tutto pur di raggiungere un audience. Se una volta bastava infatti fare pubblicità in televisione per raggiungere l'80% della popolazione, oggi la frammentazione dei media rende tutto molto più difficile. Un altro esempio è quello di una società britannica, CommentUK, che manda attori nei supermercati a comprare grosse quantità di un prodotto e a decantarne ad alta voce i meriti.

da Corriere della Sera.it

I Budget del marketing online salgono nel 2008

La maggior parte dei marketer B2B (circa il 60 per cento) prevede di aumentare i loro budget per il marketing 2008 (79 per cento), ma soprattutto la pianificazione riguarderà in particolare l'aumento dei loro budget nel marketing online, secondo l'ultima indagine realizzata dalla rivista BtoB "2008 Marketing Priorities and Plans".

La precedente ricerca della rivista BtoB (2006) aveva riscontrato che quasi il 76 per cento del marketing prevedeva di aumentare i loro bilanci online nel 2007.

Quasi il 30 per cento dei marketers intervistati ha detto che gli investimenti rimarranno invariati nel 2008, il 10 per cento ha detto che prevede di diminuire i bilanci, secondo il sondaggio svolto online su 213 marketers B2B e condotto nell'ultima settimana di novembre e la prima settimana di dicembre.

Tra i principali risultati del sondaggio: il 62 per cento dei marketers ha affermato che l'obiettivo primario nel 2008 è quello di acquisire clienti, il 19 per cento punta a confermare la consapevolezza del marchio e quasi il 12 per cento ha indicato la fidelizzazione.

L'Online costituirà più di un terzo (quasi il 34 per cento) degli investimenti, nei bilanci nel 2008, rispetto al 27 per cento del 2007.

Le aree online che i piani di marketing prevedono di aumentare per il prossimo anno sono lo sviluppo di siti web (74 per cento); la posta elettronica (70 per cento); il search engine marketing (64 per cento); i video (40 per cento); il webcasting (39 per cento); i banner ( 36 per cento), le sponsorizzazioni (30 per cento); e i social media (26 per cento).

da Blog di IAB

Costa molto? Allora vuol dire che vale

Al prezzo più alto si accende l'area del piacere del cervello. «Lo stesso vale per un marchio di moda»
Una ricerca effettuata sul vino tramite risonanza magnetica


Più un prodotto costa, più crediamo che il suo valore sia maggiore di un altro similare ma che costa meno. Quante volte è capitato anche a noi al momento di un acquisto. Ora però c'è una ricerca che lo prova. L'ha effettuata Antonio Rangel, professore di economia del California Institute of Technology di Pasadena, utilizzando il vino.

PIACERE - Tramite risonanza magnetica, Rangel ha osservato il cervello di venti persone mentre assaggiavano lo stesso vino (un cabernet sauvignon), ma venivano detti loro prezzi diversi, dai 3 ai 60 euro alla bottiglia. Oltre a descrivere il vino più caro come il migliore, gran parte dei volontari provava in effetti un piacere maggiore nell'assaggiare il prodotto che credeva più costoso. La loro corteccia mediale orbito-frontale - un'area normalmente associata al piacere - era più stimolata nel caso del vino più caro: questo, secondo Rangel, mostra come la differenza in termini di piacere sia reale, anche nel caso di due prodotti identici.

MARKETING - «Questi risultati gettano luce sugli effetti neurali del marketing», ha detto Rangel, che ha pubblicato la ricerca sulla rivista dell'Accademia americana delle scienze. «È la stessa cosa che succede con un un marchio di moda. La psicologia è la stessa: non si tratta dei soldi, ma della reputazione e del prestigio», ha commentato Hugh Johnson, un celebre esperto e scrittore di vini britannico. Lo studio, hanno concluso gli esperti, dimostra quindi per la prima volta il potere del prezzo sul nostro cervello e sulle nostre percezioni della qualità del prodotto e svela le aree cerebrali che ci inducono a lasciarci ingannare dalle strategie del marketing.

da Corriere della Sera.it

Pubblicità: 2008 ancora all’insegna del web, ma tv non tramonta

Sarà un 2008 ancora all’insegna dello sviluppo di internet dal punto di vista della pubblicità, con la radio che prosegue la crescita anche se con percentuali meno alte rispetto al 2007 e la ‘tenuta’ della stampa, dovuta all’attenuarsi del boom della free press. Per la tv analogica dovrebbe proseguire la contrazione degli investimenti determinatasi nel 2007. Ma c’è da dire che nell’anno passato la tv tradizionale ha comunque primeggiato, conquistando il 58,3% degli investimenti totali. E il suo predominio non accenna a tramontare neppure nel nuovo anno. E’ questo, in sintesi, il quadro del mercato pubblicitario, secondo un’elaborazione di Starcom su dati Nielsen e dalle stime Upa.
Leggi ancora...

Cara Fiat, il “pericolo non e’ il nostro mestiere”

Ho trovato questa bella lettera di un consumatore che striglia i creativi della FIAT. Inviatemi anche i vostri pareri.

Sono un edile e voglio richiamare l´attenzione dei media, dei politici, dei sindacati e della società civile su una pubblicità che ho visto per la prima volta su un importante quotidiano italiano, è la pubblicità del nuovo Fiorino Fiat, pubblicità che per i suoi contenuti mi limito a definire “diseducativa”. Per il lancio del nuovo Fiorino (realizzata dall´agenzia Leo Burnett di Torino) la Fiat ha scelto come testimonial Gigi Buffon ed ha pensato bene di mostrarlo mentre si arrampica su “impervie impalcature” prive di opportuni parapetti di protezione e con il funambolico ed irresponsabile “portierone-muratore” che incurante del pericolo volteggia tra le impalcature privo di qualsiasi dispositivo di protezione personale.
Leggi ancora...

I sette comandamenti della comunicazione responsabile e sostenibile

Secondo una ricerca della School of management del Politecnico di Milano e della Nielsen, il 54% degli italiani preferisce il web alla televisione. Internet viene ormai utilizzato come alternativa di svago ma soprattutto per raccogliere informazioni e questo inizia a porre anche alla “rete” problemi di credibilità e qualità delle notizie. Una questione che non è certamente solo italiana e che AdWiser, un organismo francese che si occupa di comunicazione responsabile e sviluppo sostenibile, ha affrontato nel suo recente rapporto “Vers une communication responsabile”.
Leggi ancora...