new media

L' Internet del 2008

di Giuseppe Granieri

Che cosa possiamo aspettarci dai network digitali nel nuovo anno? La storia recente insegna che è impossibile fare predizioni, tuttavia è possibile isolare alcune tendenze e identificare alcuni ambiti in cui, prevedibilmente, si libererà maggiore spazio per idee e innovazione
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Se leggiamo l'anno passato attraverso le parole chiave, e se le interpretiamo attraverso la famosa curva di adozione delle tecnologie di Rogers, il 2007 è stato un anno di assestamenti. Il blog è diventato una commodity, un termine che già appartiene con maggior facilità al senso comune condiviso, un territorio di conquista per la seconda ondata di massa (late majority). Le applicazioni definite più o meno con qualche significato "web 2.0" e in generale i social network sono nella fase della prima grande ondata (early majority). Le principali repository come YouTube e Flickr sono citate ormai anche sui giornali e in Tv senza che si ritenga più necessario spiegare cosa siano.
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Facebook inciampa sulla privacy

di Renata Fontanelli

L’accusa è infamante, e per le abitudini americane foriera di infiniti guai giudiziari: il dito è puntato contro Facebook, il celeberrimo sito di ‘social networking’, reo di aver violato la privacy di un buon numero di sottoscrittori. Secondo l’accusa, il sito avrebbe venduto ad alcune aziende i dati personali sulle abitudini di un bel po’ di soci, che per la stessa natura del sito, sono portati ad esprimere apertamente le loro inclinazioni, i loro gusti, i loro consumi abituali. Ora, è arrivato il mea culpa ufficiale di Mark Zuckerberg, creatore di Facebook. Ma basterà? In molti credono di no, e l’enfant prodige californiano avrà bisgno di ulteriori mosse per uscire dalle secche in cui si è cacciato.

facebook
L’antefatto è noto: a fine ottobre il fondatore di Facebook aveva presentato la sua idea di introdurre tra i suoi utenti la Facebook Social Ads. «Sarà un nuovo modo di far pubblicità online», aveva dichiarato. «Nell’ultimo secolo i media hanno fatto propaganda verso la gente, ma da questo momento i marketers, le aziende, entreranno a far parte della conversazione». In realtà sono passati solo pochi mesi, ed il sistema ideato da Facebook è stato attaccato dalle associazioni dei consumatori che in nome della violazione della privacy hanno minacciato di denunciare la società. E, cosa ancor più grave, i grossi nomi della pubblicità, CocaCola ad esempio, hanno ritirato i contratti, terrorizzati dall’idea di essere trascinati in tribunale dagli stessi utenti. Il sistema Beacon, che era stato salutato come una delle tante genialità di Zuckerberg, è stato messo alla gogna. Si tratta di un software che traccia tutti i movimenti in Internet degli utenti di Facebook, i siti che frequentano, gli acquisti che fanno online. Funziona automaticamente a meno che non venga disattivato. Per Facebook rappresentava una svolta nel settore della raccolta di pubblicità (unica fonte di guadagno nel web 2.0) perché grazie alle informazioni raccolte con il Beacon sarebbe stato possibile targettizzare le campagne a seconda di usi e costumi degli utenti. Sono stati però gli utenti, poco dopo essersene accorti, a protestare. Da qui le scuse e l’ammissione di responsabilità del giovane fondatore che tra l’altro al momento della presentazione di Beacon aveva ricevuto una sottoscrizione di 240 milioni di dollari dalla Microsoft e 90 da Li Kashing, proprietario dalla Hutchinson Wampoa.

Nell’era del web 2.0, ovvero del "tutto gratis", l’unico modo per far funzionare un’idea è supportarla con forti raccolte pubblicitarie. Le campagne devono però essere sempre più mirate, o targettizzate, e da qui la necessita di raccogliere più dati possibili sull’utenza finale. A tutela dei consumatori entra però in gioco una fortissima legge sulla privacy, la stessa che gli utenti di Facebook hanno invocato facendo crollare il favoloso budget che si era creato dal momento dell’annuncio del ingresso del nuovo software Beacon.

da Repubblica.it

Tassisti-testimonial: è lo spot-passaparola

Sono famosi per la loro capacità di intrattenere i clienti chiacchierando con loro di qualsiasi tema: ora i tassisti londinesi potranno far fruttare questa loro dote qualche sterlina in più di una semplice mancia, trasformando le loro conversazioni in messaggi pubblicitari. Pioniere di questo nuovo modo di fare pubblicità è Adrian Torlini, tassista da nove anni, che si è già guadagnato un viaggio a Bangkok e uno a Melbourne per poi parlare bene delle due località con tutti i suoi clienti.
taxi

VIAGGI PAGATI - «Non ci sono soltanto spettacoli erotici. C'è il mercato galleggiante, il tempio delle tigri, i templi sono una cosa meravigliosa. Il cibo è fantastico», racconta al Times Torlini, alla guida del suo taxi il cui esterno è stato tappezzato di immagini della Thailandia. A «motivarlo» a parlare così bene del Paese è stata l'autorità per il turismo thailandese, che gli ha pagato un viaggio di cinque giorni a Bangkok. «In un certo senso è un pagamento, sì - ammette Torlini - ma non l'ho mai considerato un lavoro. Nessuno mi ha detto che poi ne avrei dovuto parlare. È solo che anche loro sanno benissimo che se mandano qualcuno da qualche parte e questa persona si diverte, ne parlerà di sicuro bene e se questa persona è un tassista, ne parlerà con moltissime persone». È proprio tramite questo passaparola che Torlini è certo di aver trasformato l'immagine della Thailandia agli occhi di molte persone, nello stesso modo in cui prima ha convinto altra gente a visitare Melbourne, dopo che l'ente del turismo della città ha pagato un viaggio di 10 giorni per lui e la moglie. «Molte persone non hanno idea di com'è. C'è la Great Ocean Road (una lunghissima strada che costeggia l'oceano, ndr), parchi bellissimi ed è molto cosmopolita. La gente è veramente amichevole», ha detto della città australiana.

PUBBLICITA' WOMAD - A trasformare Torlini in un ente per la promozione turistica su quattro ruote è stata la ditta Taxi Promotions, che si occupa di vendere spot da piazzare sui taxi e che ha battezzato questo singolare nuovo modo di fare pubblicità Womad, ovvero Word of Mouth Advertising, ovvero «pubblicità passaparola». Asher Moses, direttore della società, è convinto che questa nuova pratica potrà essere adottata per promuovere diversi prodotti. «Le vacanze saranno sempre uno dei temi preferiti. Ora vogliamo ampliare con le linee aeree», ha detto. Jim Stengel, responsabile del marketing di Procter & Gamble ha detto al Times che nuovi e originali metodi come questo sono la prova di come oggi diverse aziende e organizzazioni siano pronte a tutto pur di raggiungere un audience. Se una volta bastava infatti fare pubblicità in televisione per raggiungere l'80% della popolazione, oggi la frammentazione dei media rende tutto molto più difficile. Un altro esempio è quello di una società britannica, CommentUK, che manda attori nei supermercati a comprare grosse quantità di un prodotto e a decantarne ad alta voce i meriti.

da Corriere della Sera.it