domenica, 03 febbraio 2008
di Diego Costa
Il XV azzurro del nuovo ct sudafricano Nick Mallett impegna allo
stremo gli irlandesi. Dietro la sconfitta, gli azzurri scoprono uno
spirito che fa ben sperare per il prosieguo del torneo
Cade in piedi (16-11) la nuova Italia di Mallett all'esordio nel
Sei Nazioni. Nel leggendario Croke Park, non è bloody saturday per
il XV del neo allenatore sudafricano. Il nuovo corso mostra
un'Italia che perde forse in fantasia e ancora cerca un leader
perduto nel gioco di calcio. Ma alla voce "pro", conta un'apertura
che placca come un terza linea, avanti che danno l'esempio senza
più cadere nel fallo tattico. Più ordine, più fisicità, meno
agilità.
Ma a pesare nell'economia spicciola dello score sono i calci
falliti da Bortolussi che non convince come estremo proprio come
era accaduto in Francia. Le sue giocate di spostamento, al piede,
le scelte alla mano, oltre alle punizioni e alla trasformazione
fallita, invitano a cercare un altro - più sostanzioso calciatore.
Una bocciatura, ma non nell'atteggiamento. Tutto il nostro XV, e in
più una panchina setacciata per infortunii e stanchezza, mostra una
grande voglia di lottare. La compattezza non manca, i piloni non
cedono un centimetro, le terze linee fanno un gran lavoro, le
seconde mettono lla frusta le touche irlandesi, uscendo quasi da
dominatori.
Un solo mometo di impasse, a metà del primo tempo, quando Dempsey -
vecchio marpione - trova il break. Ci fanno male i calci di
spostamento e le punizioni di O' Gara, dominatore del match sotto
l'aspetto tattico. Lui fa il generale (e i punti), noi non usciamo
certo battuti nello scontro tra fanti. L'Irlanda - attesa dalla
maggior parte degli 82mila splendidi, correttissimi fans del Croke
Park con il sangue agli occhi dopo la magra mondiale - voleva il
riscatto: lo trova, ma lo deve sudare fino in fondo. Tra i verdi
piace l'intraprendenza di Reddan, giovane numero nove, e anche per
un altro giovane, Trimble, almeno nel primo tempo, l'impatto è
buono.
Ora aspettiamo l'Inghilterra a Roma, il 10 febbraio. Per crescere:
anche se il pronostico sembra proprio chiuso.
da Repubblica.it
Tag: tv, rugby
domenica, 20 gennaio 2008
Il presidente della Regione siciliana,
Salvatore Cuffaro, è stato condannato per favoreggiamento semplice
a cinque anni di reclusione. Esclusa l'aggravante dell'aiuto a Cosa
nostra. Per il governatore anche l'interdizione
perpetua
dai pubblici uffici, una sanzione che però scatterà solo quando la
sentenza sarà definitiva.
Favorì un boss sotto inchiesta, ma cade l'accusa di mafia. Basta
perché il presidente accolga la sentenza con lacrime di
soddisfazione. E dichiari: "Non mi dimetto, tornerò subito al
lavoro". Una vittoria. "Ho ricevuto centinaia di telefonate da
esponenti politici e istituzionali da Casini a Cesa, da Berlusconi
a Cossiga - ha racconto Cuffaro - e di sono stato colpito dalla
solidarietà dimostrata da migliaia di persone che si sono strette
attorno a me per dimostrarmi il loro affetto".
da Repubblica.it
Cosa significa sentenza definitiva?
L'unica sentenza definitiva è per noi cittadini, quella di non
riuscire a liberasi di certi personaggi. Dove è l'errore? Dove è il
rimedio? Possiamo vedere qualcosa di diverso? Di meglio?
P.L.
Tag: spazzatura, sicilia
domenica, 20 gennaio 2008
domenica, 20 gennaio 2008
di Biagio
Vanacore
Ho visto con tristezza la “sceneggiata” messa in atto allo stadio
Meazza di Milano da pochi nostalgici padani sul problema “monnezza”
a Napoli. Parlare oggi della “monnezza” che invade Napoli e tutta
la Campania, con il suo carico quotidiano di problemi all’apparenza
irrisolvibili, e dei disagi che tutto ciò sta generando alla gran
parte dei cittadini onesti di questa martoriata Regione, è un po’
come sparare sulla Croce Rossa. Ma quello della monnezza, è solo la
punta di un iceberg che ha dimensioni ben più grandi, e che ci vede
impotenti di fronte alla conclamata incapacità di una classe
dirigente che negli anni ha solo prodotto benefici per pochi e
danni enormi per tanti. Non è mia intenzione aggiungere parole alle
tante che in questi giorni si sono spese sull’argomento,

ed alle altre, che il can can medianico produrrà secondo le
esigenze delle opposte fazioni politiche impegnate più a fare
scarica barile che, a mettere in atto un piano concreto e
definitivo che elimini il problema e faccia ripartire questa terra
da sempre operosa, ma da sempre soggetta a saccheggi e mal governo
che di fatto la costringono a vivere di assistenzialismo. Dissento
quando sento dire che la gente di Napoli vive in uno stato di
rassegnazione, e che non è in grado essere al passo del Paese. Il
vero problema è che a Napoli i politici sono abituati a venire a
prendere i voti promettendo in cambio lavoro e sicurezza, salvo poi
dimenticare tutto il giorno dopo le elezioni. E’ partendo da queste
semplici considerazioni (troppa carne al fuoco in genere brucia
l’arrosto) che chiedo al mondo della comunicazione di farsi parte
attiva per sollecitare un cambiamento dei costumi e della politica.
E’ giunto il momento che queste lobbie di potere, che tanto hanno
influenzato e ancora influenzano anche le nostre attività vengano
allontanate. Queste lobbie, che più di una volta hanno mortificato
intelligenze e capacità professionali del nostro mondo, devono
capire di aver fatto il loro tempo, e che è giunto il momento di
lasciare spazio a persone in grado di governare il cambiamento di
cui oggi più che mai sentiamo il bisogno. Nelle imprese i manager
che sbagliano sono licenziati, nel mondo della politica no, e
questo il problema. Nel Paese si va in pensione ad una certa età,
tutti prima o poi ci vanno, i politici no, ed anche questo è un
problema. Oggi la gente di Napoli chiede solo rispetto ed
eguaglianza nei diritti più elementari come la sicurezza ed il
lavoro, mentre da sempre è ben cosciente di quelli che sono i
propri doveri e fra mille difficoltà va avanti con dignità ed
orgoglio. Ti chiedo, caro Direttore di renderti parte attiva dando
spazio e voce alla gente di Napoli ed aprendo così una finestra di
speranza su ciò che sta accadendo. Noi Napoletani con fierezza, da
un lato sorridiamo a quei pochi scellerati del Meazza, dall’altro
compiangiamo l’atteggiamento dei politici con la certezza che “Adda
passà a’ nuttata” come diceva il grande Eduardo, e con la speranza
di un futuro migliore.
Tag: spazzatura, comunicazione, napoli
martedì, 15 gennaio 2008
Al prezzo più alto si accende
l'area del piacere del cervello. «Lo stesso vale per un marchio di
moda»
Una ricerca effettuata sul vino tramite risonanza
magnetica
Più un prodotto costa, più crediamo che il suo valore sia maggiore
di un altro similare ma che costa meno. Quante volte è capitato
anche a noi al momento di un acquisto. Ora però c'è una ricerca che
lo prova. L'ha effettuata Antonio Rangel, professore di economia
del California Institute of Technology di Pasadena, utilizzando il
vino.
PIACERE - Tramite risonanza magnetica, Rangel ha osservato il
cervello di venti persone mentre assaggiavano lo stesso vino (un
cabernet sauvignon), ma venivano detti loro prezzi diversi, dai 3
ai 60 euro alla bottiglia. Oltre a descrivere il vino più caro come
il migliore, gran parte dei volontari provava in effetti un piacere
maggiore nell'assaggiare il prodotto che credeva più costoso. La
loro corteccia mediale orbito-frontale - un'area normalmente
associata al piacere - era più stimolata nel caso del vino più
caro: questo, secondo Rangel, mostra come la differenza in termini
di piacere sia reale, anche nel caso di due prodotti
identici.
MARKETING - «Questi risultati gettano luce sugli effetti neurali
del marketing», ha detto Rangel, che ha pubblicato la ricerca sulla
rivista dell'Accademia americana delle scienze. «È la stessa cosa
che succede con un un marchio di moda. La psicologia è la stessa:
non si tratta dei soldi, ma della reputazione e del prestigio», ha
commentato Hugh Johnson, un celebre esperto e scrittore di vini
britannico. Lo studio, hanno concluso gli esperti, dimostra quindi
per la prima volta il potere del prezzo sul nostro cervello e sulle
nostre percezioni della qualità del prodotto e svela le aree
cerebrali che ci inducono a lasciarci ingannare dalle strategie del
marketing.
da
Corriere della Sera.it
Tag: comunicazione, scienze
venerdì, 11 gennaio 2008
A Napoli anche la camorra
diventa un alibi per l'impotenza della politica, un male peggiore
della delinquenza.
di Giampaolo Pansa
Catastrofe e panico. Sono le sensazioni che
provo quando vedo alla tivù il gigantesco immondezzaio di Napoli.
Non le provo per il problema in sé. Questo verrà risolto in qualche
modo. Prima o poi, la monnezza sarà raccolta e portata agli
impianti dell'Italia del nord, dove la bruceranno con un buon
guadagno. La catastrofe che sembra impossibile evitare è quella dei
partiti di sinistra. A soffocarci sono le ecoballe rosse di una
casta impotente e incapace. Per di più, ecoballe malmesse, dalla
copertura lacera, che lasciano intravedere una spazzatura politica
ripugnante. Qualcosa già si sapeva. Ma oggi lo spettacolo è
completo. Ed è questo a destare il panico.
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Tag: napoli, spazzatura, economia
giovedì, 10 gennaio 2008
La spazzatura è l'emblema di
una città senza regole.
E di una cultura dell'illegalità che rischia di travolgerci
tutti.
di
Giorgio Bocca

Nel gennaio 2006 quando uscì da Feltrinelli il mio 'Napoli siamo
noi', un noto scrittore partenopeo scrisse che ero "una vecchia
sciarpa littoria carica di nostalgie" e il direttore del 'Mattino'
rincarò la dose degli insulti e Raffaele La Capria scrisse che mi
ero "troppo sprofondato nella mentalità piccolo settentrionale". Ma
a sprofondare è stata in questi giorni Napoli sotto l'immondizia, e
il fatto che sia sprofondata come due o quattro anni fa, fa
giustizia di queste difese d'ufficio di Napoli vittima del nord
egoista. Nelle interviste tv ai napoletani che impediscono la
riapertura delle discariche di Pianura si è ancora sentito qualcuno
dire che "le immondizie ce le mandano giù i settentrionali", ma
anche un bambino sa che le cose stanno diversamente. Napoli, la
Napoli della povertà, è diventata come le altre città italiane un
luogo di consumismo moderno intensissimo e senza regole e non ha
saputo o potuto fargli fronte, lo ha subito come una slavina che
tutto copre e soffoca. Vizi antichi spesso pittoreschi e
tollerabili accumulandosi sono diventati intollerabili, la mitica
armonia napoletana fra la natura stupenda e la città 'intelligente'
pronta agli adattamenti e ai rimedi, si è arresa di fronte alla
colata incontenibile dei rifiuti e delle confezioni.
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Tag: comunicazione, napoli