domenica, 03 febbraio 2008
di ARTURO ZAMPAGLIONE
Per
Larry Page e Sergey Brin, i due giovani eroi dell'avventura di
Google, è il week-end più melanconico degli ultimi dieci anni. Si
rendono conto che è stato il successo del loro motore di ricerca (e
soprattutto dei miliardi di pubblicità on-line che attrae) ad aver
provocato il primo assalto societario nella storia della Microsoft,
la quale venerdì ha offerto 44,6 miliardi di dollari per acquistare
Yahoo!.
Sanno
bene, Page e Brin, che la fusione di un colosso del software come
Microsoft con l'esperienza Internet di Yahoo!, potrebbe cambiare la
geografia del mondo digitale, ponendo Google in posizione
difensiva. Ma i due baby-miliardari di Mountain View, in
California, non si aspettavano che l'iniziativa della Microsoft
fosse accolta con sollievo, persino con entusiasmo, a Washington e
nel Web, dai media e persino dai clienti di Google.
Madison avenue, strada-simbolo del mondo della pubblicità, applaude
senza riserve. "E' una cosa ottima per gli investimenti e per la
concorrenza che non ci sia una sola superpotenza", dice Mark Read,
direttore strategico del gruppo Wpp, che controlla famose agenzie
come Jwt e Ogilvy & Matther. Negli ultimi tempi gli executive
della pubblicità si erano quasi rassegnati ad avere un solo
interlocutore - Google - nel mercato online, che vale già 40
miliardari di dollari e che passerà a 80 miliardi entro il 2010. La
creazione di un secondo polo permette una alternativa e un
calmieramento dei prezzi.
Proprio questo aspetto faciliterà l'approvazione della iniziativa
da parte delle autorità antitrust sia nella capitale americana, che
a livello di Unione europea. Nel passato la Microsoft ha trovato
molti ostacoli, specie a Bruxelles, e ancora oggi Google aspetta
dalla Ue il via libera per l'acquisto di DoubleClick. Ma gli
esperti di antitrust sono convinti che l'approvazione dell'accordo
Microsoft-Yahoo dovrebbe risultare relativamente semplice e
potrebbe concludersi entro sei mesi, nonostante i tentativi di
Google di mettere i bastoni tra le ruote.
Alcuni interrogativi, invece, permangono su eventuali contromosse
per bloccare Bill Gates e il suo numero due Steve Ballmer. Alcuni
azionisti di minoranza della Microsoft annunciano iniziative legali
perché il prezzo offerto per la Yahoo - 31 dollari ad azione, cioè
il 62 per cento in più delle quotazioni di giovedì scorso - sarebbe
eccessivo.
D'altra parte gli azionisti di Yahoo! sperano di poter incassare
ancora di più e ipotizzano di fare resistenza. Intanto il Financial
Times, ieri, non ha escluso che la Microsoft alzi la posta, visto
che durante i negoziati dell'anno scorso, poi bloccati
dall'ex-chief executive Terry Semel, era disposta a pagare 43
dollari a titolo.
L'eventualità di un rialzo è anche legata alla presenza di altri
concorrenti per Yahoo!: ma per ora mancano.
Se Page e Brin potessero scendere in campo, si vedrebbero dei veri
fuochi d'artificio: ma la Google, che ha già una posizione
dominante nel mercato on-line, sa bene che verrebbe bloccata
dall'antitrust. Fino all'anno scorso gli hedge funds avrebbero
tentato una mossa, ma ora sono distratti dai contraccolpi dei
subprime. L'At&t avrebbe i mezzi, ma ritiene che le due culture
aziendali siano troppo diverse.
La Time-Warner di Jeffe Bewker, che controlla Aol, e la News
Corporation di Rupert Murdoch, che ha MySpace, sono troppo piccole
per un boccone come Yahoo e semmai pensano ad approfittare in altro
modo della nuova rivoluzione di Internet firmata da Bill
Gates.
da Repubblica.it
Tag: comunicazione, web
advertising
martedì, 15 gennaio 2008
di Giuseppe
Granieri
Che cosa possiamo aspettarci dai network digitali nel nuovo
anno? La storia recente insegna che è impossibile fare predizioni,
tuttavia è possibile isolare alcune tendenze e identificare alcuni
ambiti in cui, prevedibilmente, si libererà maggiore spazio per
idee e innovazione
.
Se leggiamo l'anno passato attraverso le parole chiave, e se le
interpretiamo attraverso la famosa curva di adozione delle
tecnologie di Rogers, il 2007 è stato un anno di assestamenti. Il
blog è diventato una commodity, un termine che già appartiene con
maggior facilità al senso comune condiviso, un territorio di
conquista per la seconda ondata di massa (late majority). Le
applicazioni definite più o meno con qualche significato "web 2.0"
e in generale i social network sono nella fase della prima grande
ondata (early majority). Le principali repository come YouTube e
Flickr sono citate ormai anche sui giornali e in Tv senza che si
ritenga più necessario spiegare cosa siano.
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Tag: internet, web
advertising, green marketing