Napoli pop-art

popspazz
pospaz di P.Laudati


MARECHIARE

Quanno sponta la luna a Marechiare
pure li pisce nce fann' a l'ammore,
se revotano l'onne de lu mare,
pe la priezza cagneno culore
quanno sponta la luna a Marechiare.

A Marechiare nce sta na fenesta,
pe' la passione mia nce tuzzulea,
nu carofano adora int'a na testa,
passa l'acqua pe sotto e murmuléa,
A Marechiare nce sta na fenesta
Ah! Ah!
A Marechiare, a Marechiare,
nce sta na fenesta.

Chi dice ca li stelle so lucente
nun sape l'uocchie ca tu tiene nfronte.
Sti doje stelle li saccio io sulamente.
dint'a lu core ne tengo li ponte.
Chi dice ca li stelle so lucente?

Scetate, Carulì, ca l'aria è doce.
quanno maie tanto tiempo aggio aspettato?
P'accompagnà li suone cu la voce
stasera na chitarra aggio portato.
Scetate, Carulì, ca l'aria è doce.
Ah! Ah!
O scetate, o scetate,
scetate, Carulì, ca l'area è doce.


di S.Di Giacomo


Napoli, visioni.

di Paolo Laudati

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Piazza San Domenico Maggiore


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Viale Augusto

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Viale Augusto


Napoli, la Campania, la monnezza e la mala politica

di Biagio Vanacore

Ho visto con tristezza la “sceneggiata” messa in atto allo stadio Meazza di Milano da pochi nostalgici padani sul problema “monnezza” a Napoli. Parlare oggi della “monnezza” che invade Napoli e tutta la Campania, con il suo carico quotidiano di problemi all’apparenza irrisolvibili, e dei disagi che tutto ciò sta generando alla gran parte dei cittadini onesti di questa martoriata Regione, è un po’ come sparare sulla Croce Rossa. Ma quello della monnezza, è solo la punta di un iceberg che ha dimensioni ben più grandi, e che ci vede impotenti di fronte alla conclamata incapacità di una classe dirigente che negli anni ha solo prodotto benefici per pochi e danni enormi per tanti. Non è mia intenzione aggiungere parole alle tante che in questi giorni si sono spese sull’argomento,
immondizia
ed alle altre, che il can can medianico produrrà secondo le esigenze delle opposte fazioni politiche impegnate più a fare scarica barile che, a mettere in atto un piano concreto e definitivo che elimini il problema e faccia ripartire questa terra da sempre operosa, ma da sempre soggetta a saccheggi e mal governo che di fatto la costringono a vivere di assistenzialismo. Dissento quando sento dire che la gente di Napoli vive in uno stato di rassegnazione, e che non è in grado essere al passo del Paese. Il vero problema è che a Napoli i politici sono abituati a venire a prendere i voti promettendo in cambio lavoro e sicurezza, salvo poi dimenticare tutto il giorno dopo le elezioni. E’ partendo da queste semplici considerazioni (troppa carne al fuoco in genere brucia l’arrosto) che chiedo al mondo della comunicazione di farsi parte attiva per sollecitare un cambiamento dei costumi e della politica. E’ giunto il momento che queste lobbie di potere, che tanto hanno influenzato e ancora influenzano anche le nostre attività vengano allontanate. Queste lobbie, che più di una volta hanno mortificato intelligenze e capacità professionali del nostro mondo, devono capire di aver fatto il loro tempo, e che è giunto il momento di lasciare spazio a persone in grado di governare il cambiamento di cui oggi più che mai sentiamo il bisogno. Nelle imprese i manager che sbagliano sono licenziati, nel mondo della politica no, e questo il problema. Nel Paese si va in pensione ad una certa età, tutti prima o poi ci vanno, i politici no, ed anche questo è un problema. Oggi la gente di Napoli chiede solo rispetto ed eguaglianza nei diritti più elementari come la sicurezza ed il lavoro, mentre da sempre è ben cosciente di quelli che sono i propri doveri e fra mille difficoltà va avanti con dignità ed orgoglio. Ti chiedo, caro Direttore di renderti parte attiva dando spazio e voce alla gente di Napoli ed aprendo così una finestra di speranza su ciò che sta accadendo. Noi Napoletani con fierezza, da un lato sorridiamo a quei pochi scellerati del Meazza, dall’altro compiangiamo l’atteggiamento dei politici con la certezza che “Adda passà a’ nuttata” come diceva il grande Eduardo, e con la speranza di un futuro migliore.

Ecoballe di sinistra

A Napoli anche la camorra diventa un alibi per l'impotenza della politica, un male peggiore della delinquenza.

di Giampaolo Pansa

Catastrofe e panico. Sono le sensazioni che provo quando vedo alla tivù il gigantesco immondezzaio di Napoli. Non le provo per il problema in sé. Questo verrà risolto in qualche modo. Prima o poi, la monnezza sarà raccolta e portata agli impianti dell'Italia del nord, dove la bruceranno con un buon guadagno. La catastrofe che sembra impossibile evitare è quella dei partiti di sinistra. A soffocarci sono le ecoballe rosse di una casta impotente e incapace. Per di più, ecoballe malmesse, dalla copertura lacera, che lasciano intravedere una spazzatura politica ripugnante. Qualcosa già si sapeva. Ma oggi lo spettacolo è completo. Ed è questo a destare il panico.
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Napoli maledetta

La spazzatura è l'emblema di una città senza regole.
E di una cultura dell'illegalità che rischia di travolgerci tutti.

di Giorgio Bocca

scontri_a_napoli
Nel gennaio 2006 quando uscì da Feltrinelli il mio 'Napoli siamo noi', un noto scrittore partenopeo scrisse che ero "una vecchia sciarpa littoria carica di nostalgie" e il direttore del 'Mattino' rincarò la dose degli insulti e Raffaele La Capria scrisse che mi ero "troppo sprofondato nella mentalità piccolo settentrionale". Ma a sprofondare è stata in questi giorni Napoli sotto l'immondizia, e il fatto che sia sprofondata come due o quattro anni fa, fa giustizia di queste difese d'ufficio di Napoli vittima del nord egoista. Nelle interviste tv ai napoletani che impediscono la riapertura delle discariche di Pianura si è ancora sentito qualcuno dire che "le immondizie ce le mandano giù i settentrionali", ma anche un bambino sa che le cose stanno diversamente. Napoli, la Napoli della povertà, è diventata come le altre città italiane un luogo di consumismo moderno intensissimo e senza regole e non ha saputo o potuto fargli fronte, lo ha subito come una slavina che tutto copre e soffoca. Vizi antichi spesso pittoreschi e tollerabili accumulandosi sono diventati intollerabili, la mitica armonia napoletana fra la natura stupenda e la città 'intelligente' pronta agli adattamenti e ai rimedi, si è arresa di fronte alla colata incontenibile dei rifiuti e delle confezioni.
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