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Microsoft pronta al rilancio su Yahoo! ma gli azionisti frenano Bill Gates

di ARTURO ZAMPAGLIONE

Per Larry Page e Sergey Brin, i due giovani eroi dell'avventura di Google, è il week-end più melanconico degli ultimi dieci anni. Si rendono conto che è stato il successo del loro motore di ricerca (e soprattutto dei miliardi di pubblicità on-line che attrae) ad aver provocato il primo assalto societario nella storia della Microsoft, la quale venerdì ha offerto 44,6 miliardi di dollari per acquistare Yahoo!.
gates
Sanno bene, Page e Brin, che la fusione di un colosso del software come Microsoft con l'esperienza Internet di Yahoo!, potrebbe cambiare la geografia del mondo digitale, ponendo Google in posizione difensiva. Ma i due baby-miliardari di Mountain View, in California, non si aspettavano che l'iniziativa della Microsoft fosse accolta con sollievo, persino con entusiasmo, a Washington e nel Web, dai media e persino dai clienti di Google.

Madison avenue, strada-simbolo del mondo della pubblicità, applaude senza riserve. "E' una cosa ottima per gli investimenti e per la concorrenza che non ci sia una sola superpotenza", dice Mark Read, direttore strategico del gruppo Wpp, che controlla famose agenzie come Jwt e Ogilvy & Matther. Negli ultimi tempi gli executive della pubblicità si erano quasi rassegnati ad avere un solo interlocutore - Google - nel mercato online, che vale già 40 miliardari di dollari e che passerà a 80 miliardi entro il 2010. La creazione di un secondo polo permette una alternativa e un calmieramento dei prezzi.

Proprio questo aspetto faciliterà l'approvazione della iniziativa da parte delle autorità antitrust sia nella capitale americana, che a livello di Unione europea. Nel passato la Microsoft ha trovato molti ostacoli, specie a Bruxelles, e ancora oggi Google aspetta dalla Ue il via libera per l'acquisto di DoubleClick. Ma gli esperti di antitrust sono convinti che l'approvazione dell'accordo Microsoft-Yahoo dovrebbe risultare relativamente semplice e potrebbe concludersi entro sei mesi, nonostante i tentativi di Google di mettere i bastoni tra le ruote.


Alcuni interrogativi, invece, permangono su eventuali contromosse per bloccare Bill Gates e il suo numero due Steve Ballmer. Alcuni azionisti di minoranza della Microsoft annunciano iniziative legali perché il prezzo offerto per la Yahoo - 31 dollari ad azione, cioè il 62 per cento in più delle quotazioni di giovedì scorso - sarebbe eccessivo.

D'altra parte gli azionisti di Yahoo! sperano di poter incassare ancora di più e ipotizzano di fare resistenza. Intanto il Financial Times, ieri, non ha escluso che la Microsoft alzi la posta, visto che durante i negoziati dell'anno scorso, poi bloccati dall'ex-chief executive Terry Semel, era disposta a pagare 43 dollari a titolo.
L'eventualità di un rialzo è anche legata alla presenza di altri concorrenti per Yahoo!: ma per ora mancano.

Se Page e Brin potessero scendere in campo, si vedrebbero dei veri fuochi d'artificio: ma la Google, che ha già una posizione dominante nel mercato on-line, sa bene che verrebbe bloccata dall'antitrust. Fino all'anno scorso gli hedge funds avrebbero tentato una mossa, ma ora sono distratti dai contraccolpi dei subprime. L'At&t avrebbe i mezzi, ma ritiene che le due culture aziendali siano troppo diverse.

La Time-Warner di Jeffe Bewker, che controlla Aol, e la News Corporation di Rupert Murdoch, che ha MySpace, sono troppo piccole per un boccone come Yahoo e semmai pensano ad approfittare in altro modo della nuova rivoluzione di Internet firmata da Bill Gates.

da Repubblica.it

L' Internet del 2008

di Giuseppe Granieri

Che cosa possiamo aspettarci dai network digitali nel nuovo anno? La storia recente insegna che è impossibile fare predizioni, tuttavia è possibile isolare alcune tendenze e identificare alcuni ambiti in cui, prevedibilmente, si libererà maggiore spazio per idee e innovazione
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Se leggiamo l'anno passato attraverso le parole chiave, e se le interpretiamo attraverso la famosa curva di adozione delle tecnologie di Rogers, il 2007 è stato un anno di assestamenti. Il blog è diventato una commodity, un termine che già appartiene con maggior facilità al senso comune condiviso, un territorio di conquista per la seconda ondata di massa (late majority). Le applicazioni definite più o meno con qualche significato "web 2.0" e in generale i social network sono nella fase della prima grande ondata (early majority). Le principali repository come YouTube e Flickr sono citate ormai anche sui giornali e in Tv senza che si ritenga più necessario spiegare cosa siano.
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Facebook inciampa sulla privacy

di Renata Fontanelli

L’accusa è infamante, e per le abitudini americane foriera di infiniti guai giudiziari: il dito è puntato contro Facebook, il celeberrimo sito di ‘social networking’, reo di aver violato la privacy di un buon numero di sottoscrittori. Secondo l’accusa, il sito avrebbe venduto ad alcune aziende i dati personali sulle abitudini di un bel po’ di soci, che per la stessa natura del sito, sono portati ad esprimere apertamente le loro inclinazioni, i loro gusti, i loro consumi abituali. Ora, è arrivato il mea culpa ufficiale di Mark Zuckerberg, creatore di Facebook. Ma basterà? In molti credono di no, e l’enfant prodige californiano avrà bisgno di ulteriori mosse per uscire dalle secche in cui si è cacciato.

facebook
L’antefatto è noto: a fine ottobre il fondatore di Facebook aveva presentato la sua idea di introdurre tra i suoi utenti la Facebook Social Ads. «Sarà un nuovo modo di far pubblicità online», aveva dichiarato. «Nell’ultimo secolo i media hanno fatto propaganda verso la gente, ma da questo momento i marketers, le aziende, entreranno a far parte della conversazione». In realtà sono passati solo pochi mesi, ed il sistema ideato da Facebook è stato attaccato dalle associazioni dei consumatori che in nome della violazione della privacy hanno minacciato di denunciare la società. E, cosa ancor più grave, i grossi nomi della pubblicità, CocaCola ad esempio, hanno ritirato i contratti, terrorizzati dall’idea di essere trascinati in tribunale dagli stessi utenti. Il sistema Beacon, che era stato salutato come una delle tante genialità di Zuckerberg, è stato messo alla gogna. Si tratta di un software che traccia tutti i movimenti in Internet degli utenti di Facebook, i siti che frequentano, gli acquisti che fanno online. Funziona automaticamente a meno che non venga disattivato. Per Facebook rappresentava una svolta nel settore della raccolta di pubblicità (unica fonte di guadagno nel web 2.0) perché grazie alle informazioni raccolte con il Beacon sarebbe stato possibile targettizzare le campagne a seconda di usi e costumi degli utenti. Sono stati però gli utenti, poco dopo essersene accorti, a protestare. Da qui le scuse e l’ammissione di responsabilità del giovane fondatore che tra l’altro al momento della presentazione di Beacon aveva ricevuto una sottoscrizione di 240 milioni di dollari dalla Microsoft e 90 da Li Kashing, proprietario dalla Hutchinson Wampoa.

Nell’era del web 2.0, ovvero del "tutto gratis", l’unico modo per far funzionare un’idea è supportarla con forti raccolte pubblicitarie. Le campagne devono però essere sempre più mirate, o targettizzate, e da qui la necessita di raccogliere più dati possibili sull’utenza finale. A tutela dei consumatori entra però in gioco una fortissima legge sulla privacy, la stessa che gli utenti di Facebook hanno invocato facendo crollare il favoloso budget che si era creato dal momento dell’annuncio del ingresso del nuovo software Beacon.

da Repubblica.it

I Budget del marketing online salgono nel 2008

La maggior parte dei marketer B2B (circa il 60 per cento) prevede di aumentare i loro budget per il marketing 2008 (79 per cento), ma soprattutto la pianificazione riguarderà in particolare l'aumento dei loro budget nel marketing online, secondo l'ultima indagine realizzata dalla rivista BtoB "2008 Marketing Priorities and Plans".

La precedente ricerca della rivista BtoB (2006) aveva riscontrato che quasi il 76 per cento del marketing prevedeva di aumentare i loro bilanci online nel 2007.

Quasi il 30 per cento dei marketers intervistati ha detto che gli investimenti rimarranno invariati nel 2008, il 10 per cento ha detto che prevede di diminuire i bilanci, secondo il sondaggio svolto online su 213 marketers B2B e condotto nell'ultima settimana di novembre e la prima settimana di dicembre.

Tra i principali risultati del sondaggio: il 62 per cento dei marketers ha affermato che l'obiettivo primario nel 2008 è quello di acquisire clienti, il 19 per cento punta a confermare la consapevolezza del marchio e quasi il 12 per cento ha indicato la fidelizzazione.

L'Online costituirà più di un terzo (quasi il 34 per cento) degli investimenti, nei bilanci nel 2008, rispetto al 27 per cento del 2007.

Le aree online che i piani di marketing prevedono di aumentare per il prossimo anno sono lo sviluppo di siti web (74 per cento); la posta elettronica (70 per cento); il search engine marketing (64 per cento); i video (40 per cento); il webcasting (39 per cento); i banner ( 36 per cento), le sponsorizzazioni (30 per cento); e i social media (26 per cento).

da Blog di IAB

Pubblicità: 2008 ancora all’insegna del web, ma tv non tramonta

Sarà un 2008 ancora all’insegna dello sviluppo di internet dal punto di vista della pubblicità, con la radio che prosegue la crescita anche se con percentuali meno alte rispetto al 2007 e la ‘tenuta’ della stampa, dovuta all’attenuarsi del boom della free press. Per la tv analogica dovrebbe proseguire la contrazione degli investimenti determinatasi nel 2007. Ma c’è da dire che nell’anno passato la tv tradizionale ha comunque primeggiato, conquistando il 58,3% degli investimenti totali. E il suo predominio non accenna a tramontare neppure nel nuovo anno. E’ questo, in sintesi, il quadro del mercato pubblicitario, secondo un’elaborazione di Starcom su dati Nielsen e dalle stime Upa.
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